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Uomo_del_Vento
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2 aprile 2008

Post del secolo

Fans dei tokio hotel e dei Finley, siete fantastiche...


mi scuso se c'era già una discussione così...cmq, girando nei forum dei tokio hotel ho trovato qst "discussione" avvenuta tra pedro e bill dei th...dopo che i th hanno ricevuto il premio al festivalbar

mentre le canzoni scorrevano dietro le quinte non andava cosi tutto bene bill kaulitz e pedro cantante dei finley si stavano beccando per ciò che aveva detto pedro qualche giorno prima, cosi le traduttrici hanno tradotto tutto ed è nato un vero e proprio litigio...sentiamo cosa si sono detti:
pedro: credo proprio che vi abbiano regalato quella statuetta da due soldi!!
bill: senti io non so perchè tu ce l'hai con me ma ti dico solo che questa è invidia perchè scommetto che questa statuetta da due soldi la vorresti avere tu o sbaglio?
pedro: no perchè quella la ricevono solo i perdenti e non i vincitori
bill: forse è ora che ti svegli e cominci a pensare che è la realtà e non un sogno noi non siamo raccomandati, abbiamo avuto questo successo perchè ci siamo impegnati non è colpa mia o della mia band se voi non siete arrivati a questo mi dispiace ma non sono io che decido
pedro: senti io non so chi ti credi di essere piccola femminuccia te e la tua band di incapaci perdenti potete anche tornare a stare con le gambe sotto il tavolo e con in mano un calice di birra qui nessuno vi vuole andatevene via dovete ancora imparare!
bill: senti primo tu non ti devi permettere di chiamarmi femmina insetto che non sei altro...e poi non siamo ne incapaci e ne perdenti sennò a quest'ora non stavamo qui con questo trofeo che per noi vale moltissimo in mano!!!e poi il fatto che siamo della germania non vuol dire che siamo ubriaconi io non mi permetterei mai di dirti che sei un drogato solo perchè hai fatto una canzone che si chiama adrenalina e mi fa pensare e quelli che si dopano!!
pedro: vattene FEMMINA ke nn 6 altro e hai anche il coraggio di portarti dietro quel gemello che in testa ha dei capelli fatti cn la paglia e con quegli altri due che non sanno nemmeno che vuol dire suonare.
tom: senti io non sono affatto delicato...togliti di mezzo se non vuoi che ti tolgo io tutto chiaro??raccatta la tua robba da barbone e vattene sotto i ponti piuttosto di stare qui
pedro: ma tu e tuo fratello non sapete nemmeno dove sia l'educazione ma vostro padre ve l'ha insegnata? o era troppo occupato per i cavoli suoi?
bill: non ti azzardare mai + nella tua miserabile vita da dopato di parlare di mio padre io ti attacco al muro brutto ******o non lo conoscevi non puoi sapere come era chiaro? non ti permettere mai più che tu possa bruciare nell' inferno
tom: sparisci
pedro: sennò che mi fai? mi fai venire a menare da papà?
(inizia la lite furibonda e bill si spazientisce)
bill: io ti ammazzo con le mie stesse mani
(bill da uno spintone a pedro il quale per poco non cade)
pedro: tu sei matto non stai bene!
bill: non ti azzardare mai più di parlare di mio padre nemmeno sai chi era!
bill so allontana insieme a tom avvelenati specialmente il cantante e mentre pedro si dirige verso la sua band che aveva sentito tutto...
dani: cioè ma tu sei matto!
ka: potevi risparmiartela
pedro: basta
ste: non mi impiccio ma insomma hai esagerato
pedro: ragazzi basta per davvero...basta!




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13 settembre 2007

Sentimiento Nuevo

Ho bisogno di un post positivo, non volevo più che l'ultimo mio post prima di quelli di oggi fosse quella lagna. Poi voglio scrivere qualcosa, voglio dire a Saverio che forse per un po' gli farò ancora compagnia, e non resterà l'ultimo scemo col blog ancora aperto (tra l'altro con un travolgente successo di pubblico).
Volevo scrivere che mi sento bene, mi sento leggero, rilassato. I miei problemini di salute migliorano, l'università è agli sgoccioli, mi sento fiducioso per quello che dovrà succedere nel futuro.
Qualunque cosa sarà, io sarò pronto.




permalink | inviato da Uomo_del_Vento il 13/9/2007 alle 23:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

13 settembre 2007

Cura, ae

La notte bianca dello scorso sabato ha scatenato un ritorno di fiamma della mia battiatitudine. Mentre ascoltavo questa canzone, un nodo alla gola mi ha assalito per non lasciarmi fino al giorno dopo. In quel momento mi mancavi troppo.


Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie,
dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via.
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo,
dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai.
Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d'umore,
dalle ossessioni delle tue manie.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce
per non farti invecchiare.
E guarirai da tutte le malattie,
perché sei un essere speciale,
ed io, avrò cura di te.

Vagavo per i campi del Tennessee
(come vi ero arrivato, chissà).
Non hai fiori bianchi per me?
Più veloci di aquile i miei sogni
attraversano il mare.

Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza.
Percorreremo assieme le vie che portano all'essenza.
I profumi d'amore inebrieranno i nostri corpi,
la bonaccia d'agosto non calmerà i nostri sensi.
Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto.
Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce per non farti invecchiare.
TI salverò da ogni malinconia,
perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te...
io sì, che avrò cura di te.


Ah, ma te l'ho detto che ti amo?




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12 giugno 2007

Why does it always rain on me?

Mi vengono in mente tanti versi di canzoni che possono descrivere il mio stato d'animo in questo momento, o meglio lo stato d'animo di questi mesi

That's enough, I can't take anymore
- Maximo Park - Graffiti
You don't need this desease, not right now - Editors - Bullets
Why does it always rain on me? Travis

Non ce la faccio più, sono stanco, sono mesi e mesi che mi curo che prendo 8 fottutissime pasticche al giorno e non vedo nessuna via d'uscita. Mi sono affidato ai medici ma da settembre la situazione non è migliorata per niente, ma poi perchè è dovuta succedere questa cosa cazzo. Stavo vivendo forse il momento migliore della mia vita, avevo conosciuto una persona splendida, ero appena tornato dalle vacanze dopo un culo così fatto all'università, la laurea appena presa, mi stavo lasciando alle spalle la vecchia e rognosa malattia che mi ha afflitto nel 2004, ero bello abbronzato e felice. Poi il crollo cazzo. A me le cose devono andare sempre così, devo lottare per tutto, anche il semplice camminare. Ma io lo sapevo, io è da quando sono piccolissimo che penso che il mio destino sarebbe stato essere malato, non so perchè ma è una sensazione che mi sono portato dentro fin da bambino. E non lo dico ora perchè le cose sono andate così, io so che l'ho sempre pensato, punto. Anche prima di questa seconda ondata di malattie ne avevo parlato con la mia ragazza, dicendole di "sentire" che mi sarei riammalato. Ed è stato così, certo non me l'aspettavo un'altra malattia, mi aspettavo una ricaduta del linfoma, ma forse è andata meglio così. Sembra che il mondo si diverta a togliermi le cose che mi piacciono e in un certo senso anche ad accontententarmi in altre. Avevo preso ad andare in palestra, mi sentivo bene col mio fisico, PAM, artrite, non puoi muoverti e non puoi fare sforzi, adesso è un anno che non faccio più niente, anni di palestra buttati via (non che avessi messo tutto sto fisico cmq). Mi piaceva giocare a calcetto e ora non posso più. L'unica cosa che mi è rimasta è studiare, spero non mi prenda l'alzheimer. Dall'altra parte, nel 2004 avevo la fissa di farmi i capelli a zero, PAM, chemio, capelli caduti, accontentato. E inoltre queste malattie mi hanno cambiato, mi hanno dato modo di vivere l'università in maniera più tranquilla, frequentando molto meno; in più le malattie mi hanno tolto la possibilità di fare uno sport, consentendomi in un certo modo più libertà per andare a Milano e stare con la mia ragazza. E' bizzarro, e chiaramente molte sono mie forzature, ma mi piace vedere le cose come se ci fosse dietro uno schema, un piano.
In questi mesi mi sono affidato alla medicina tradizionale, che così bene aveva funzionato ai tempi del linfoma. Stavolta non va, sto buttando via i mesi per dare retta a questi che non sanno assolutamente nulla di questa patologia. Creme, FANS, immunosoppressori, mi stanno accorciando la vita senza risolvere nulla, io non so come saranno i miei anni futuri, se finirò su una sedia a rotelle, se avrò macchie rosse su tutto il corpo, io non lo so, so solo che ormai non ho più fiducia in nessuno. Oggi un ginocchio sgonfio da quasi 8 mesi ha preso a gonfiarsi, ma perchè? Sto prendendo della roba pesantissima che dovrebbe evitarlo no? Ho cambiato tre, quattro terapie, e i risultati non ci sono. Sto iniziando a pensare di cambiare tutto, di affidarmi a medici alternativi, a metodi olistici. Non credo, come crede la medicina tradizionale, che basta far passare il dolore per stare bene, non c'è nessuno che si preoccupa delle cause. Fai una domanda su una possibile causa e l'unica cosa che ti viene detta è: Non c'entra niente. E allora da cosa dipende, non lo sanno, e non gli importa di saperlo. Oggi ho visto un sito che parla di odontoiatria olistica, ho sempre ritenuto queste cose coglionate, ma ora sono disposto anche a sentire cosa mi dicono, almeno loro si pongono in una posizione più favorevole alla comprensione delle malattie. Infezioni nei denti possono ripercuotersi sul resto del corpo, perchè no? Io penso che il corpo è uno solo e che non si può scindere una cosa dall'altra. Va bene adesso basta, devo cercare di non pensarci, l'unica cosa buona dello stare male e che ti dà forza e palle per affrontare il resto della tua vita, ora mi butto sugli esami e cazzo devono andare benissimo.


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18 aprile 2007

It's the end of the world as we know it (and i don't feel fine)

Ancora a dire che è diritto di tutti possedere le armi per difendersi, ma come si fa porca miseria, quando si sa che l’uomo è un animale cattivo, che odia e invidia i suoi simili, a volergli mettere facilmente le armi in mano. I diritti, sempre con questi diritti, il diritto di difendersi, allora parliamo del diritto di voler camminare per strada o andare all’università senza beccarmi una pallottola, o semplicemente con la consapevolezza di essere tra persone disarmate e civili. Continuino pure gli americani a volersi ammazzare così e dopo ogni strage a dire: dobbiamo rafforzare l’accesso alle armi a tutti, ora faranno passare una legge per permettere il possesso dell’arma nell’auto, e poi chissà dove, perché con questo principio che l’assassino può essere ovunque probabilmente la pistola la metteranno nelle scuole, sotto i banchi, non lo so.  Ma non è da stupidi reagire con la violenza alla violenza, ma la storia non ci insegna niente? Spesso mi rincuoro pensando che l’america è lontana, e che per fortuna in europa le cose non stanno così. Poi sento i vari bossi, maroni, leghisti vari che vogliono far armare tutti per paura delle rapine in villa. Boh, ma il mondo va proprio al contrario, stanno vincendo tutti i principi che detesto, a volte penso che l’unico modo possibile è scappare e starsene a campare di rendita in qualche isola caraibica. Lì forse starei al sicuro. Non c’è modo di cambiare le cose, in questo sono il peggiore dei pessimisti, i principi sono radicati nella mente delle persone. Ma davvero pensiamo che il male sta nel ragazzo sud coreano che prende e spara a tutti? Sicuramente qualcosa che non va c’è, perché a me pure girano qualche volta, ma a tutti girano, e a volte anche di brutto, e a volte mi viene un istinto violento di incazzarmi di brutto con tutti, ma io non ho in casa una pistola con cui posso fare danni, né ho un mercatino dove comprarle a due lire. Ma il problema è anche culturale, la tendenza a risolvere da sé i problemi è in aumento, omicidi, vendette, gesti folli. Negli ultimi anni sono in aumento costante, anche se è anche vero che ora i mass media ci mostrano cose che prima magari accadevano e noi ne eravamo all’oscuro. Forse oggi si uccide come cent’anni fa, forse meno, ma c’è questa spettacolarizzazione delle stragi che porta pubblico, la gente ha sete di sangue e allora nei tg vediamo sempre e solo quello, cogne, novi ligure etc… succedono meno cose ma le conosciamo tutte, quante coltellate, quanti anni di carcere, arma del delitto, tutto.

È un discorso senza capo né coda, uno sfogo contro tutto, contro la cultura delle armi, contro lo svilimento della vita umana, contro la perdita della morale. Ci siamo tutti dentro, l’unica via d’uscita che vedo è qualche evento grosso, qualcosa di talmente enorme che resista alla prova del tempo. Questa strage qui per quanto drammatica non è né la prima né sarà l’ultima. Bisogna toccare il fondo per poter risalire, e forse noi non lo abbiamo ancora toccato, anche se manca veramente poco.




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2 marzo 2007

Half a world away

Che giornata assurda. Giornata di ricorrenze, ricorrenze diverse: un anno di laurea, un anno di lei. Non mi soffermo nemmeno un secondo sulla ricorrenza della laurea, voglio spendere qualche parola sull'altro ben più importante anniversario. Dovrebbe essere una giornata di felicità, sapere che la nostra storia ha raggiunto questo traguardo significativo, sapere di essere stato sopportato per un anno, rendersi conto di aver costruito qualcosa di importante e solido, ripensando a tutti i bellissimi momenti passati insieme, ai primi approcci, al primo bacio, alla prima volta, a tutte le prime volte, ai primi viaggi, le prime cose viste insieme, anche le prime discussioni, che comunque all'interno della storia servono. La mia felicità è immensa, lo è da qualche giorno, è esplosa ieri sera all'avvicinarsi della mezzanotte. Ma oggi la felicità è accompagnata da una sensazione di scoramento e di tristezza: non poter vedere la persona che ami in un giorno come questo non è una bella cosa, forse quando ci siamo salutati lunedì scorso pensavamo che tutto sommato non ci avrebbe pesato poi così tanto essere lontani oggi. D'altronde non potevamo fare altrimenti, gli impegni che abbiamo ciascuno nella sua città non ci permettevano scelte diverse. E comunque io continuo a pensare che forse avrei potuto rinunciarvi per restare da lei qualche giorno in più, ci penso e ripenso, anche se so che non era una via praticabile. I suoi tentativi di trovare un modo di venire qui oggi mi hanno commosso, era una scelta azzardata e con tante problematiche anche questa, infatti poi non si è realizzata, ma anche i tentativi sono cose che contano in una storia, il vedere quanto una persona ci tenga, vedere ulteriori riscontri, che comunque non sono mai mancati. Vorrei poter cambiare le cose, vederla anche solo 5 minuti, farci gli auguri di persona e non a distanza, baciarla, toccarla e poi tornare qui, come in una bella scena da filmetto americano. Non è possibile, non devo pensarci più, non serve. Le ricorrenze, le feste, non dovrebbero avere questa duplice natura, oggi doveva essere una giornata felice, del tutto felice, e questa felicità sta convivendo con una cazzo di amarezza che mi urta i nervi.
Mi sento lontano, lontano mezzo mondo, la distanza si sa è difficile, lo sapevamo, le rinunce che comporta le abbiamo davanti agli occhi tutti i giorni. Questo però è solo un lato della medaglia, cioè ok non ci vediamo, ma per me questa resta comunque una giornata speciale, in cui la mia testa va ad un anno fa, ripercorrendo le sensazioni ei momenti che hanno preceduto, costituito e poi seguito il momento dell'inizio della nostra storia.
E' stato uno dei pomeriggi più intensi di sempre, insieme a tanti altri bei pomeriggi vissuti di lì in poi insieme a lei. Un pomeriggio in cui si sono succeduti voglia, attesa, timidezza, paura, tensione, coraggio, liberazione, passione, amore. Un susseguirsi di emozioni che ancora oggi mi commuove, è incredibile quali e quante sensazioni una persona possa farci provare.
Avere una persona così è un dono, e io me la tengo stretta.
Ti amo tanto Ale




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24 gennaio 2007

Sfogo antisociale

Continuiamo a comprare, a produrre, ad inventare. Abbiamo scarpe e telefonini e computer e automobili...tutto sempre più efficiente, tutto sempre più veloce, tutto sempre più comodo, tutto sempre più inquinante. Davvero crediamo che avere una macchina più potente o più veloce ci renda più felici? Ma a che serve tutto questo?. E' davvero necessario avere il telefonino, il pc, la televisione, i beni di consumo di qualunque tipo? Avremmo la possibilità di soddisfare il fabbisogno di tutti, invece siamo troppo miopi per vedere solo il guadagno dietro ogni cosa, ma non è colpa di nessuno, il fatto è che siamo miliardi. Ogni comunità è enorme, la tentazione di guadagnare è grande quando il mercato è così vasto. Dovremmo vivere in comunità più ristrette, in spazi a misura d'uomo. Vado in giro in città e penso: ma perchè c'è tutto questo? Per l'utilità di chi c'è lo stato, l'economia, i confini, le guerre...E' difficile pensare ora a cosa potremmo rinunciare in cambio della felicità, siamo troppo dentro a questa società per poter solo pensare di vivere in maniera diversa. Solo a pensare che mi si tolga la musica o i libri divento pazzo, però immagino un mondo in cui tutte queste cose non si conoscono, non si conosce la tecnologia, non si conosce l'ipod, la porsche, il frigorifero, la medicina o l'ingegneria meccanica. Non barattereste queste cose con una vita meno caotica, con un po' di felicità? Ogni tanto penso: ma un aborigeno che conosce solo la sua tribù, sente il bisogno di qualcos'altro? Esistono culture in cui contare oltre il due è ritenuto privo di significato e noi cerchiamo di dividere il neutrino in due. Chi è nel giusto? Viviamo in una società che poggia sull'insoddisfazione e sull'invidia. Abbiamo cento e vogliamo mille, ci serve sempre qualcosa in più, sfoghiamo il nostro stress causato dal produrre per il profitto di qualcun'altro comprando roba, oppure cercando una distrazione magari vedendo una partita o giocando alla playstation. Ma se ci mettessimo veramente ad analizzare materialmente il tempo che dedichiamo a noi stessi rispetto a quello che dobbiamo trascorrere impelacati nei meccanismi sociali, quanto ci resta? Non siamo mai liberi davvero, possibile che il senso dell'esistenza (occidentale) sia quello di lavorare per tutta la vita per mandare avanti il meccanismo? Quando sei nato non ti puoi più nascondere, c'è la scuola, il catechismo, l'università se vuoi, e poi inevitabilmente il lavoro. Chi sceglie l'università protrae solo per qualche anno in più la sensazione di star facendo qualcosa per se stesso, quando in realtà sta già mettendosi in mano del suo futuro datore di lavoro, è solo decidere quando iniziare a diventare parte del tutto, a 14, 19 o 25 anni. E' davvero questo il senso della vita? Questa piccola parentesi di luce che si apre su un buio eterno, si apre solo per farci lavorare? C'è anche a chi dice bene, per carità, ma nei casi più comuni vedo gente che lavora 10-12 ore al giorno, metà giornata via così. Poi c'è il sonno, i pasti...diciamo 8 ore (io ne userei di più)...Su 24 ore dobbiamo passarne quasi 20 tra farci il culo e ricaricarci di energia, viviamo solo un sesto della nostra giornata liberi di fare quello che vogliamo. Che poi non è nemmeno vero, perchè in quelle ore libere c'è la stanchezza, i cazzi e i mazzi come si dice qui. L'uomo non era un animale? Gli animali te lo insegnano fin da piccoli che fanno quattro cose nella vita: nascono, mangiano, crescono, si riproducono e poi schiattano, senza pensieri, senza stress. Allora qual è il vantaggio di essere uomini, di avere l'intelligenza? Dovrebbe essere un dono, dovrebbe elevarci sopra le altre specie. Ci permette di avere case più calde o cellulari più piccoli ma ai fini di ciò che conta davvero, cosa comporta la ragione? Niente, la felicità non è una cosa che si controlla col telecomando del cervello, non puoi convincerti di essere felice o infelice, devi esserlo o non esserlo. E la nostra non è una società felice. Finchè sarà così le altre specie saranno sempre spanne avanti a noi.




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11 dicembre 2006

Departure

Queste mattine riservano sempre emozioni forti. La notte a letto tardi e la mattina sveglia alle 5, il sonno, gli occhi che bruciano, lo stomaco che si ribella, la fretta, lavarsi in due minuti, non avere tempo di concentrarsi sulle emozioni per non rischiare di perdere il treno. E via giù con l'ascensore, il freddo della mattina romana, la brezza, la condensa sui vetri della macchina e le strade deserte. Soprattutto di domenica mattina, quando a quell'ora non si dovrebbe fare altro che dormire e rotolarsi nel letto fino a mezzogiorno. Noi no. Lo abbiamo scelto è vero, dobbiamo torturarci così almeno una mattina al mese, e per fare cosa poi? Separarci. E' curioso, sono io artefice dei miei (nostri) dolori. Deve prendere un treno che la porta via e io l'accompagno anche, sono proprio scemo. Dovrei oppormi no? Dovrebbe arrivare un qualche ufficiale nazista a strapparmela dalle braccia. Invece no, io prendo la mia macchinetta e la porto alla stazione, sapendo in anticipo quelle che poi saranno le mie sensazioni dopo che il treno inizierà la sua lenta corsa verso Milano. Il momento più intenso è quello immediatamente precedente la partenza del treno. Sei lì che ti saluti e non vorresti mai vivere quella situazione e intorno a te ci sono altre coppie che vivono la stessa tortura. Trenok: il treno dei cuori infranti. E quasi sempre sono le donne a partire. E' bello inseguire il treno finchè la banchina finisce, dopo poi, ripercorri indietro quegli stessi passi che ti avevano fatto sentire partecipe di quella partenza, con i quali avevi augurato buon viaggio alla persona che ami. La stretta al cuore, almeno per me, arriva sul tapis roulant che porta nella stazione, lì i miei pensieri si concentrano sulla persona che fino a 30 secondi prima era con me, che ha dormito nel mio letto che troverò sfatto e pregno del suo odore al mio ritorno a casa. A volte riesco a non pensare, l'abitudine ci fa accettare anche queste cose. Oggi ad esempio. Ero riuscito a tornare verso la macchina relativamente tranquillo. Forse è male non lo so, non vorrei sembrare quello a cui non ne importa nulla. Ed eccomi salire, la tristezza era latente, ma bastava lasciare passare il tempo e il dolore non sarebbe comparso. Ma io quel dolore lo volevo. In queste situazioni la musica catalizza le nostre emozioni. Mi sono trovato certe mattine così triste da non voler più stare male e mettere un bel cd rock da cantare per non pensare. Oggi il contrario: volevo una musica malinconica, una pillola di tristezza da mandar giù per rendermi conto di quanto sentissi la mancanza della persona a me più cara. Ed ecco che i Decemberists mi sono venuti in soccorso, non avevo i REM che avrebbero funzionato alla grande lo stesso. Ero curioso di sapere quanto questo gruppo sarebbe riuscito nel soddisfare la mia voglia di annegare nei pensieri malinconici. Forse mai come oggi mi sono sentito appartenere a qualcuno, mai come oggi la malinconia è stata così benvenuta, una malinconia "positiva", di quelle che ti fanno essere più buono, migliore. Che ti mostrano quello che hai come un dono e la sua mancanza come un pugno nello stomaco. Guidavo e la mia mano sceglieva le canzoni più tristi, ogni momento sembrava essere il più intenso, invece era un crescendo continuo. E sulle note di "The bus mall" dopo anni delle lacrime mi sono scese dagli occhi senza nemmeno poterle controllare come faccio di solito. Era questo quello che volevo, piangere per la persona che amo, fare un tuffo sincero nell'amore che provo, ed era enorme. Sono sempre stato restio e vergognoso a piangete, ma la persona con cui sto merita che io versi qualche lacrima per lei. Come lei fa con me, quando sono io a dover partire. E' brutto partire, ma ancor peggio è essere lasciati.

It's easier to leave than to be left behind




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18 novembre 2006

Ingegneria del post

Scriverò un post sullo scrivere i post. Penso ad Eco che ci insegna a redarre tesi di laurea (potrebbe scrivere un manuale del tipo "Come si fa un post") oppure a Calvino che analizza in lungo e in largo come si legge un libro nel suo "Se una notte d'inverno..."
Certo non mi paragono a questi due mostri sacri della letteratura italiana, io non posso neppure permettermi di potergli tagliare le unghie dei piedi, anzi dovrei baciare quel centimetro quadrato dove le loro unghie dei piedi schizzano dopo essere state tagliate. Da un certo punto di vista è poetico pensare ad un intellettuale come Eco che pota l'alluce, magari appoggiando il piedone sul lavandino e dando una bella annusata pure e pensare che la stessa persona poi ti scrive "Il nome della rosa". Un po' più macabro è pensare a Calvino che fa lo stesso, anche e soprattutto perchè come ben sappiamo, Calvino è caput, andato. Però sicuramente se le tagliava anche lui, a meno che non fosse come quegli indù che fanno il voto di non tagliarsi la barba, ma con le unghie dei piedi al posto della barba. Una volta ho visto un documentario girato in India in cui uno stregone aveva fatto il voto di tenere sempre il braccio alzato verso l'alto. Al momento dell'intervista con quello della TV erano non so quanti anni che questo qui viveva col braccio alzato, ed era pieno di muschi e licheni, senza contare che le croste avevano raggiunto spessori da parquet di gran lusso...
Insomma dicevo, scrivere i post. Anzi posts, è inglese. O meglio scrivere un post oggi. Movente, unico: la mancanza di post da un mese e mezzo. La voglia di scrivere qualcosa è forte, il qualcosa da scrivere per soddisfare questa voglia è assente o quasi, ed è per questo che sta venendo fuori questa schifezza in cui parlo di unghie dei piedi e di croste. Però voglio scrivere qualcosa, ed il modo migliore per non andare avanti altri due mesi a lasciare bianco questo foglio virtuale è forzarsi a buttare giù qualche riga. Cercavo anche qualcosa di originale, niente lamentele o considerazioni sul mondo, troppo frequenti e scontate, certo che però non è facile, occorrerebbe più creatività, dote di cui ho sempre sentito la mancanza. Scrivere un post senza avere argomenti però è in un certo senso creativo, forse lo sto diventando allora, madò lo spazio che sto prendendo per non dire nulla. Diciamo che sto contando le righe che mi separano da una lunghezza accettabile del post alla quale devo arrivare per considerarmi soddisfatto, diciamo 30? Essendo questo un nuovo inizio dopo qualche tempo non sto pretendendo molto da me stesso; si sa, il primo passo per un riinizio non deve puntare troppo in alto. Un obiettivo troppo ambizioso non lo raggiungi dopo troppa inattività, qualunque cosa sia quella che stai facendo.
Lo stesso discorso lo sto facendo per gli esami della specialistica, utilizzo i primi esami come rodaggio per i successivi, maggior velocità e voti più bassi. La macchina deve rimettersi in moto, non si può pretendere quantità e qualità contemporaneamente, bisogna fare delle rinunce, ed io non rinuncio alla quantità in questo momento, per la qualità c'è tempo. Considerate questo come una forzatura fatta in vista di posts migliori, arriveranno promesso.
Notte




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17 novembre 2006

Incomprensioni

All of the king's horses
and all of the king's men
couldn't pull my heart
back together again.
All of the physicians
and mathematicians too
failed to stop my heart
from breaking in two.
'Cos all I need is you,
I just need you.
Yeah you got the glue
so I'm gonna give my heart to you.
I had a premonition,
a movie in my mind,
confirming my suspicions
of what I would find.
It followed me to L.A.,
down to Mexico,
came in through the back door
at the start of the show.
Still all I need is you,
I just need you.
Yeah you got the glue
so I'm gonna give my heart to you.
Oh was a perfect day.
Oh in a perfect way, you know,
something had to go,
you left me high,
you left me low.
Now as I lie in pieces,
and wait for your return,
the sun upon my forehead
it burns baby burns baby burns.
An eye on all my horses,
you've slept with all my men.
I'm never gonna get it together again.
Still all I need is you,
I just need you.
Yeah you got the glue,
so I'm gonna give my heart to you.
Yeah you got the glue,
and there's nothing I can do.
Yeah you got the glue,
so I'm gonna give my heart to you.




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